La memoria è donna

Tanti sono i fatti, le dimostrazioni, le conquiste, i piccoli grandi passi che questo paese ha fatto grazie alle donne. Spesso per una questione di maschilismo della storiografia ufficiale, nei luoghi di potere la memoria di questi eventi si è dissolta o è svanita. Nel 2006 ci siamo imbattuti sui fatti del dicembre ’66 a Lentini, in cui grazie all’intervento delle donne si evitò un massacro e il sindacato vinse su tutti i punti delle rivendicazioni. Nel video emerge forte , chiara e decisa una figura , una donna che sindacalizzò le donne che lavoravano nei magazzini delle arance dette agrumaie interne. In quel comparto la presenza femminile oltre a essere massiccia era anche necessaria. Studiando abbiamo scoperto che allo stesso modo in altre parti d’Italia ma anche in California e in Florida il lavoro di selezione delle arance in base alla misura e si incartamento è fatto dalle donne. Graziella Vistrè a Lentini riuscì ad aprire una stagione di emancipazione delle donne significativa, un’emancipazione che ovviamente ebbe ripercussioni su tutto il bracciantato. Graziella Vistrè era bagherese trasferita a Lentini nel 1962. Avere incontrato questa figura ha stimolato la voglia di saperne di più, ebbene le fonti ufficiali sono fortemente carenti rispetto al suo operato da sindacalista. L’unica salvezza è stata il ricordo e i racconti orali di quelli che l’hanno conosciuta e l’hanno accompagnata nel suo operato. La nostra passione per le storie sepolte, per quei fatti che non sono ancora materia narrativa ci ha messo sulla strada, come avviene spesso nei nostri lavori di ricerca, sul vero senso della parola. Nei quartieri popolari, alla villa, al bar della stazione abbiamo raccolto testimonianze ed emozioni raschiando sul fondo dei ricordi. Durante lo studio ci siamo accorti che esistono molti altri momenti significativi accaduti in Italia tra gli anni 50 e la fine degli anni ’60, in cui le donne in silenzio costruivano questo paese,  per poi essere omesse dai libri di storia o dalla storiografia ufficiale. Anche in questo caso abbiamo riscontrato grandi lacune sui fatti in cui le donne si resero protagoniste permettendo passo dopo passo conquiste nella qualità di vita , nei diritti e nei salari , fatti fondamentali che restano per lo più impressi nella memoria di chi li ha vissuti. Forse farebbe bene a tutti recuperare queste storie , farle diventare patrimonio comune e vedere chiaramente le radici, le basi su cui è nata la nostra democrazia, il nostro paese, si parla sempre di padri fondatori e mai di madri creatrici. La memoria è donna e l’oblio è maschio. La storia di questo popolo non può più essere relegata a tutte quelle fiction di basso profilo artistico e storico, le conseguenze del vuoto narrativo della nostra cultura , della poca capacità di produrre memoria vera, profonda e incisiva è sotto gli occhi di tutti. 

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