Spettacoli in distribuzione

Questa spettacolo è il racconto, il Cunto, di un piccolo paese che accoglie l’arancia come frutto e con la fatica dei suoi lavoratori (i raccoglitori) e delle sue lavoratrici (le agrumaie interne) diventa ricco e fiorente. Le lotte per i diritti delle donne sono la polpa di questa storia, una polpa rossa come la qualità di arancia che qui di fronte al vulcano si produce e anche rosso come il sangue delle lavoratrici, la cui storia viene spesso dimenticata o messa in secondo in piano.

In particolar modo narriamo la vita di Graziella Vistrè, bagherese trasferita a Lentini, una persona straordinaria, forte e fragile, vera, dirigente sindacale e anticipatrice delle lotte per i diritti delle donne, una delle fondatrici dell’Unione delle donne (UDI) in Sicilia; nel racconto le due città si sovrappongono fino a diventare un’unica terra materna, una matria interiore per Graziella, un posto in cui donne e arance vivono un profondo legame di sorellanza.

Per saperne di più...


Due storie di ossa.La prima è la fiaba dell’osso che canta è un classico dei racconti legati al mondo della pastorizia. Dal nord Europa all’Africa ogni cultura ha la sua versione di questa storia. I temi principali sono il tradimento e la memoria: un fratello ammazza l’altro e tenta di nascondere il suo crimine.  Questo racconto veniva tramandato in tutta la crudeltà dell’anima popolare. In questo spettacolo Alessio Di Modica ne presenta una personale versione intrisa della simbologia isolana popolare pastorale. Ma questa fiaba somiglia tanto a una storia vera, alla storia di Placido Rizzotto: sindacalista siciliano che animò il movimento di occupazione delle terre a Corleone dando vita alla prima forma di antimafia sociale del dopoguerra che in embrione già cominciava a muoversi per tutta l’isola. Rizzotto fu ammazzato dalla mafia e poi fatto sparire nel tentativo dei suoi assassini di occultare il corpo e far scordare l’uomo e l’operato fino a offuscarne il ricordo. Ma le sue ossa ritrovate in una foiba canteranno e riusciranno a far vincere la memoria sulla dimenticanza.

Per saperne di più...

 

Un racconto che racchiude le storie dei pescatori le storie dei pescatori di una delle marinerie più importanti della Sicilia: Augusta, sulla costa sud est. Le loro leggende, i loro miti, la loro formazione umana avveniva attraverso l’oralità. Mediante un costante raccontare le vecchie generazioni trasmettevano alle nuove le tecniche, i segreti del mestiere e i codici culturali  di una comunità che viveva un antico rapporto simbiotico con il mare, rapporto che il progresso selvaggio ha interrotto definitivamente. In questi tempi quelle tecniche artigianali , quella fatica immane nell’inseguire i pesci, tutti quei segreti del mestiere che si tramandavano di padre in figlio non sono utili ma da lì veniamo, di quel duro lavoro siamo i figli. Le parole di questo racconto sono onde che si increspano, s’alzano e si infrangono. Il cunto con il suo suono, il suo ritmo e il suo respiro richiama il suono del mare e consegna alla memoria un mondo che non c’è più e i cui ultimi testimoni sono sempre di meno.

Per saperne di più...


Il viaggio di andata e ritorno da una costa ad un’altra è lo stesso per queste due storie che nella memoria si incrociano, cuntate con il respiro del vento che corre sul mare. Parla di due bambini ingoiati da questo mare che non li uccide ma inghiotte il tempo dei giochi e della gioia, lasciandolo infrangere sulle coste dure della vita adulta che si staglia come roccia, sotto un cielo azzurro, troppo lontana quando si parte ma troppo vicina quando si arriva. Il primo cunto parla di un pescatore siciliano, figlio di pescatore, che a 10 anni parte per andare a lavorare con suo padre verso la Calabria sulla loro barca a remi. Un viaggio di iniziazione tra racconti fatti durante la lunga, lenta e faticosa navigazione, che servono a insegnare il lavoro e a diventare uomo. Il secondo è il viaggio che un bambino africano, figlio di un pescatore, compie per arrivare in Italia. Il suo sguardosul mare (che non ama ma che gli da mangiare) muta quando il mare diventa quel buio infinito che ingoia la barca su cui viaggia per fuggire dalla sua terra,ma da buon pescatore sopravvive al naufragio per raccontare la sua storia.

Per saperne di più...

Un ciclo di racconti ispirati alla letteratura orale dei paesini alle pendici del Mongibello (antico nome dell'Etna) che narrano cosa vuol dire per uomini e donne vivere in questo luogo in cui per secoli il ventre della terra ha vomitato  fuoco e leggende  che son diventate rocce scure. Il nero deserto  lavico, dove nulla di umano sopravvive, confina con la natura più selvaggia e variegata che nutre la gente di ricchezza e mistero. Di eruzione in eruzione la roccia  si è alzata imponente sul mare azzurro dell'isola verso il cielo  fino a ingoiarne le creature celesti. Le vicende dei personaggi vengono narrate attraverso l'arte del Cunto   siciliano, con fiato di fuoco e respiro di zolfo, in uno scenario lunare di pietre laviche, castagni e querce secolari all'ombra della "Muntagna" che decide, "brama rancura", si risveglia, distrugge, “ abbrucia ” e poi  s'ammutolisce.

Per saperne di più...


“Il cunto” e una tecnica tradizionale di narrazione che nasce in strada come arte popolare, ma l’ attenzione di Alessio non si rivolge al repertorio di storie classiche dei paladini di Francia ma ad una nuova rilettura contemporanea del “cunto” su tematiche attuali per creare memoria attiva e dunque alla ricerca e alla creazione di un nuovo patrimonio immateriale
In questa conferenza spettacolo viene proposto un percorso sul “cunto”  attraverso modalità diverse di raccontare un percorso artistico che a sua volta racconta se stesso.

CONFERENCE PERFORMANCE ON " CUNTO". 

Il Cunto is the timeless Sicilian art of street storytelling, but Alessio di Modica’s repertoire has no place for the traditional tales of French paladins. Instead, he reworks them by introducing contemporary issues in order to create active memory, as he seeks and crafts a new strand of intangible heritage.
This conference/performance takes the audience on a journey through this multi-faceted art, but in the end it is Il Cunto that tells its own tale.

Per saperne di più...

Spettacoli di repertorio

        

Una ballata a sigillare l’incontro artistico tra i due, a metà tra il cunto e il blues, con gli occhi illusi di un bambino che vedono nell’industria il sogno dei padri e la rabbia di un giovane che qui vive un contesto soffocante da un punto di vista umano e ambientale. Alessio Di Modica con il cunto ci conduce in un viaggio tra le ciminiere , i vapori , i respiri e gli umori della zona industriale..con il racconto che si muove tra la tenerezza e l’ironia!! Gaetano Santoro ci accompagna nelle immagini, nel cuore, nel fiato con il suo sax che ora canta oppure vibra …

Per saperne di più...


Il viaggio di un giovane da Augusta a Genova nei giorni del G8 dopo la notizia della morte di un coetaneo, Carlo Giuliani. Un viaggio materiale ed un itinerario spirituale di formazione, un percorso obbligato e un faccia a faccia con i temi più scottanti della attualità.  Provocatorio e problematico “Da faro a faro” nasce dall'elaborazione drammaturgica di un dato esperienziale: un giovane attore, Alessio Di Modica racconta il senso del suo impegno politico e sociale in una città come Augusta (alle prese con il grave problema dell’inquinamento, della militarizzazione e dell’isolamento) attraverso i simboli culturali di una generazione, dalla musica di De Andrè alla poesia di Buttitta, fino alla battaglia dei No Global.  Il faro è l’oggetto che identifica due città marinare come Genova e Augusta. Vincitore della prima edizione del premio “Teatriinmovimento” a cura di Bassano Opera Festival e del comune di Bassano del Grappa con la seguenti motivazioni: “Per la forza espressiva raggiunta attraverso una assoluta “povertà” di risorse scenografiche e tutta basata sulla prorompente fisicità dell’attore narrante, Alessio Di Modica, oltre che sulla drammaturgia testuale. Per la coraggiosa scelta di un tema legato alla recente attualità, elaborato come cronaca vissuta, sia pubblica che privata. Per la capacità di temperare un tema “forte” con tocchi di tenera ironia. Per aver assunto una presa di posizione “politica” non come emblema di aprioristica chiusura ideologica, ma come utile apertura alla riflessione dello spettatore”

Per saperne di più...